ASAM e CERIF SI INTERNAZIONALIZZANO

Novembre 4, 2009 di Bergljot

Dal mese di Settembre ASAM e CERIF possono offrire ai propri Associati un nuovo
prezioso servizio e l’assistenza qualificata che lo stesso richiede:
“FARE BUSINESS ALL’ESTERO”
L’idea nasce dalla constatazione che non tutte le Aziende sono organizzate o possono organizzarsi per “aggredire” con efficacia tutti i mercati esteri,vuoi per mancanza di risorse, vuoi di competenze specifiche per i singoli mercati ove intendessero attivarsi.

In particolare offriamo il supporto per i seguenti mercati:
- Russia

- Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca e Slovenia

-Norvegia e i paesi scandinavi
Per fare cio’ si dota di nuove competenze tramite nuove persone qualificate, provenienti dal mondo del business e universitario, ciascuna specializzata per singola regione.

 

SERVIZI OFFERTI:

SERVIZI “FARE BUSINESS ALL’ESTERO”:

ASAM e il suo staff offre il supporto alle imprese associate nel processo di internazionalizzazione verso i seguenti paesi:

- Repubblica Slovacca, Repubblica Ceca e Slovenia;

-Russia;

-Norvegia

e in particolare offre i seguenti servizi:

1.Analisi dello scenario sociale, culturale e politico del paese.

2.Analisi dello scenario di business del paese:

- la valutazione del  posizionamento delle aziende concorrenti  sul mercato di un determinato paese;

-sostegno nella valutazione delle possibilità di successo dell’eventuale prodotto/servizio che si vuole proporre sul nuovo mercato;

- la definizione dell’eventuale posizionamento sul mercato e del target clienti che si vuole   servire.

3.Supporto nelle trattative:

-stabilire  contatti con gli eventuali  importatori /distributori a cui affidare la vendita dei propri prodotti  che vengono selezionati  secondo aspettative ed esigenze dell’impresa;

- servizi dell’interpretariato e la preparazione di tutta la documentazione nella lingua del paese relativa alla presentazione dell’azienda, dei suoi prodotti e dell’eventuali condizioni da proporre al potenziale importatore/distributore;

4.Servizi di accoglienza nel paese: 

-organizzazione piano incontri/visite, supporto nell’ottenimento del visto, acquisto biglietti, prenotazione albergo e informazioni relativi ai centri ricreativi (ristoranti, locali, centri benessere etc)  

5.Il supporto nel raccoglimento delle informazioni riguardo le seguenti normative:

-di importazione;

-di certificazione dei prodotti necessaria per poter operare sul nuovo mercato.

5.Contatti con le istituzioni competenti del territorio

6.Altri servizi secondo le esigenze dell’impresa

Basilea 2 e i beni intangibili: minaccia o opportunità?

Ottobre 5, 2009 di Claudio Devecchi

Vorrei portare una riflessione la più oggettiva possibile in quanto mai come in questi mesi molti hanno scritto e detto “cose” false su Basilea2 verosimilmente pro domo loro.  Innanzitutto è bene che gli imprendi-tori/trici si ricordino sempre che la banca dà massima importanza alla così detta analisi andamentale. Tale analisi fa riferimento sia alla storia reputazionale dell’azienda familiare (nessun protesto, nessun assegno scoperto, nessun ritardo di pagamento di rate mutuo et similia) che al modo con cui l’affidata o l’affidanda si relaziona con la banca. La relazione, e qui ci avviciniamo a quanto mi sta a cuore, deve essere la più trasparente e sincera possibile. L’onestà è un valore per la banca.  Qualcuno scherzosamente afferma che la banca assomiglia a un fiammifero: la freghi una volta sola….e forse c’è una punta (o molto di più) di vero.

Ebbene in questa relazione virtuosa l’imprenditore non deve mai dimenticare che Basilea2 chiede che la banca presti attenzione non solamante a ciò che c’è di tangibile (nel bilancio): attività a breve e a medio lungo termine (crediti verso clienti, cambiali attive, cassa e banca, immobilizzazioni tecniche nette, ecc.) e passività correnti e a medio lungo termine MA ANCHE CIO’ CHE C’E’ DI INTANGIBILE, è infatti scritto neigli oltre 700 paragrafi del documento originale: “elementi qualitativi”.  Ecco è proprio in quest’area che l’imprenditore deve investire in conoscenze.

Non le conoscenze usuali che fanno riferimento alle cose intangibili che sono rappresentate formalmente in bilancio (marchi, brevetti e avviamento) ma ciò CHE STA FUORI DAL BILANCIO MA DENTRO L’AZIENDA FAMILIARE.

Mi riferisco ai beni immateriali, in senso lato e non contabili che però hanno un valore e talvolta ben superiore alla somma di quelli iscritti tra le attività del bilancio. In un recente Convegno tenuto nel mese di giugno presso l’Università degli Studi di Brescia intitolato ” Innovazione e Società”, ho avuto modo di spiegare perchè gli intangibili hanno valore e quali sono gli intangibili che possono essere tradotti in valore per la banca.  Chi volesse avere il testo o i lucidi di questa relazione mi scriva via mail; qui intendo solamente proporre un elenco che pare essere abbastanza originale degli elementi che compongono la numerosa famiglia degli incentivi in modo che l’imprenditore ne prenda atto e spunto per meglio dialogare con la sua banca.  Ecco gli elementi che ho trovato in letteratura e sul campo:

1. contesto concorrenziale; 2. prospettive di settore; 3. livello di competizione (fattori di successo) dell’azienda; 4. andamento della domanda; 5. soddisfazione clienti; 6. sistemi di controllo di gestione (economica e finanziaria); 7. piani e budget aziendali (attendibilità del dato inserito); 8. storia e tradizione aziendale; 9. organizzazione e sistemi gestionali; 10. posizionamento competitivo; 11. innovazione, qualità/quantità degli investimenti in R&S; 12. informazioni commerciali circa eventuali eventi pregiudizievoli; 13. indagini di mercato (proiezioni dom./off. di settore e area geograf., tassi inflazione,livelli occupazionali e costi salariali, ecc.); 14. governance; 15. profilo gestionale; 16. posizionamento strategico; 17. rischi; 18. storia e tradizione aziendale; 19. visione strategica e le capacità manageriali; 20. vantaggio competitivo e l’evoluzione del settore economico di riferimento; 21. struttura aziendale e la gestione delle risorse umane; 22. grado di innovatività dell’impresa e del prodotto; 23. rispetto delle principali normative del settore di riferimento (ambiente, sicurezza, ecc.); 24. dislocazione geografica; 25. settore di appartenenza; 26. qualità del management; 27. struttura proprietaria; 28. appartenenza a gruppi; 29. know how aziendale; 30. piani di espansione; 31. quota di mercato; 32 strategie commerciali; 33. capacità di innovare; 34. competenze; 35. know how delle persone; 36. immagine sul mercato; 37. patrimonio relazionale con mercato e clienti; 38. relationships; 39. knowledge; 40. leadership e communication; 41. culture and values; 42. reputation and trust; 43. skills and competencies; 44. processes and systems; 45. grado di diversificazione.

Sono perfettamente consapevole che l’argomento susciterà molte perplessità in certuni ma le ricerche che ho condotto presso non pochi istituti di credito mi fanno ritenere che i bancari stanno (anche se faticosamente) costruendo una loro cultura sugli intangibili quali elementi per meglio valutare il merito creditizio.

Una stima fatta da Centuria-Romagna Innovazione Tecnologia, afferma che “sul valore di mercato di un’azienda il 28% dell’attivo è rappresentato da attività tangibili, il 72% da tecnologia, competenze, strategia, reputazione, organizzazione; così –simmetricamente- il 28% del passivo visibile è dato da debito e patrimonio netto, il rimanente 72% da capitale intellettuale invisibile. Questa è la base per costruire la c.d. “teoria dell’iceberg”.

Allora, e concludo, se pensiamo che il valore economico degli intangibili è 3/4 volte il totale delle attività in bilancio capiamo l’enorme spazio che soprattutto le imprese familiari hanno nel chiedere fiducia (cioè fido, cioè soldi) alle banche.

Anche il lavoro artigianale porta successo…

Settembre 7, 2009 di Claudio Devecchi

Il settimanale ECONOMY del 9 settembre 2009 riporta a pagina 34 un interessantissimo articolo che i nostri giovanio dovrebbero meditare.

Penso in particolare ai laureati triennalisti della Cattolica che “a tutti i costi” vogliono (o sono convinti dalle famiglie) andare avanti e fare altri due anni di università per la laurea specialistica o magistrale. Niente di più sbagliato se manca la voglia di studiare o un futuro ipotizzato in modo preciso e circostanziato. E mi spiego

Al giorno d’oggi un mestiere (come una lingua parlata e scritta molto bene) può valere almento come una laurea in termni di successo professionale, soddisfazione personale e guadagni. Provate a pensare quanto costa un’ora di un falegname, di di un meccanico o di un elettricista! Come minimo siamo dai 35 ai 50 €!

E vi assicuro che moltissimi imprenditori di successo odierni hanno iniziato come artigiani. Allora tracciamo una strada per una family business piccola ma eccellente. Finita la laurea triennale, tipico pezzo di carta che da un’alfabetizzazione su tutto ciò che serve per una PMI fammiliare: sai un po’ di marketing, di programmazione e controllo, di strategia, di organizzazione, ecc. ; si va a lavorare sotto padrone e si impara un mestiere (che l’Università non dà e non può dare in quanto fornisce cultura, metodo e modelli). Poi si torna in Univeristà e si frequanta un master universitario di primo livello, che risulta professionalizzante; si ritorna a lavorare e si incomincia a coinvolgere qualche familiare, poi si inizia ad assumere uno due tre dipendenti e si da vita a una PMI. Poi….. avete capito come finisce il film!

Forza ragazzi, avete in mano il mondo, non sprecate questa fantastica occasione volendo a tutti i costi impiegarvi in una multinazionale contro voglia e solamente perchè qualcuno (erroneamente) vi ha detto che lì il posto è sicuro, l’orario finisce alle 17, il sabato e la domenica sono liberi.

Come dice, nell’articolo segnalato, Marco Colombo “…i ragazzi tra i 19 e i 20 anni …hanno un approccio all’occupazione completamente sbagliato. Mancano di progettualità, proprio quella che ci dovrebbe essere per affrontare un mercato del lavoro sempre più complesso.” Parole sante! Parola del prof.!

Bravo Unicredit: soldi alle PMI con criterio

Settembre 7, 2009 di Claudio Devecchi

Finalmente! Era ora che qualche banchiere italiano (pochi in verità) tornasse a fare il suo mestiere: dare credito alle aziende che meritano nella sostanza anche se hanno avuto qualche “difettuccio” (leggi irregolarità andamentali).

Se Unicredit terrà fede a quanto affermato dal suo deputy ceo Roberto Nicastro “…estendiamo la valutazione ad aspetti più qualitativi…come la storia di un’azienda e le caratteristiche imprenditoriali del management” gli imprenditori e gli artigiani delle PMI italiane avranno senz’altro notevoli e importanti benefici. 100.000 € in media per 10.000 aziende non è poco. Ma non basta: le PMI italiane bisognose di sostegno in questi mesi autunnali sono molto di più (tante centinaia di migliaia)e allora ci aspettiamo che altri “SOS” vengano presto messi in attio da numerose altre banche, che di soldi ne hanno, e tanti.
Non facciamo nomi ma almeno dieci banche di grossa stazza potrebbero mettere a disposizione un miliardo di euro cadauno e allora si raggiungerebbe una massa critica che sull’economia italiana avrebbe un peso anti ciclico considerervole.

Forza, banchieri italiani, tirate fuori i dobloni e…. non solo ….. quelli!

Sto progettando il corso universitario sul Family Business…..

Settembre 4, 2009 di Claudio Devecchi

Se c’è qualche imprenditore (anche giovane) che vuole dare la sua testimonianza nel mio corso su “Strategie e problemi della Family Business” su uno degli argomenti che tratto (vedi mio libro edito da Vita&Pensiero, “Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia, Milano, pp. 383, 25 €) è benvenuto. Mi risponda su questo blog o al mio indirizzo mail “claudio.devecchi@unicatt.it”.
Quest’anno farò fare ai miei 80 studenti una ricerca sul tema “Passaggio generazionale: luci e ombre di un processo complesso”. Aziende disponibili sono ben accette, segnalatevi. Grazie

Bravo Unicredit: soldi alle PMI con criterio

Settembre 4, 2009 di Claudio Devecchi

Finalmente! Era ora che qualche banchiere italiano (pochi in verità) tornasse a fare il suo mestiere: dare credito alle aziende che meritano nella sostanza anche se hanno avuto qualche “difettuccio” (leggi irregolarità andamentali).

Se Unicredit terrà fede a quanto affermato dal suo deputy ceo Roberto Nicastro “…estendiamo la valutazione ad aspetti più qualitativi…come la storia di un’azienda e le caratteristiche imprenditoriali del management” gli imprenditori e gli artigiani delle PMI italiane avranno senz’altro notevoli e importanti benefici. 100.000 € in media per 10.000 aziende non è poco. Ma non basta: le PMI italiane bisognose di sostegno in questi mesi autunnali sono molto di più (tante centinaia di migliaia)e allora ci aspettiamo che altri “SOS” vengano presto messi in attio da numerose altre banche, che di soldi ne hanno, e tanti.
Non facciamo nomi ma almeno dieci banche di grossa stazza potrebbero mettere a disposizione un miliardo di euro cadauno e allora si raggiungerebbe una massa critica che sull’economia italiana avrebbe un peso anti ciclico considerervole.

Forza, banchieri italiani, tirate fuori i dobloni e…. non solo ….. quelli!

Assemblea Costitutiva Giovani Imprenditori LAPAM

Luglio 16, 2009 di Alessandra Scotti

Sulle Pagine del Resto del Carlino di Modena e della Gazzetta di Modena ieri sono apparsi due articoli in merito all’assemblea che si è tenuta presso l’Associazione LAPAM di Modena. All’assemblea dei “Giovani Imprenditori Lapam” hanno preso parte il Prof. Claudio Devecchi e il Dott. Massimo Lodi, Presidente della Commissione Tecnica Permanente “Generazione Protetta”.

Cliccando sui nomi delle testate potrete visionare i due articoli redatti!

Innovativo Seminario: come gestire l’arrivo della nuova generazione in azienda?

Maggio 17, 2009 di Alessandra Scotti

L’associazione CERIF, CEntro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia dell’Università Cattolica di Milano è lieta di proporre un evento speciale intitolato l’ “Arrivo della Nuova Generazione. L’impatto sulle persone e sul business.”

Sarà possibile partecipare a questo speciale corso che si terrà nell’ Autunno 2009, ancora in data da definirsi, presso l’agriturismo “La Tavola Rotonda” a Cortemaggiore (PC); una full immersion di tre giorni organizzata per favorire un’analisi approfondita della propria impresa, esaminare il tema delicato della gestione del passaggio generazionale ed offrire soluzioni a questo complesso processo familiare in un ambiente suggestivo.

Il corso è rivolto agli imprenditori delle imprese familiari italiane e ai rappresentanti della nuova generazione (figli/e, nipoti, stretti collaboratori non familiari), in coppia.

Sarà presente il Prof. Claudio Devecchi, prof. ord. di Programmazione e Controllo (Università Cattolica di Milano) nonché Amministratore Unico di CERIF, il dott. Massimo Lodi Responsabile del servizio di Family Business UBI Banca Scarl, il dott. Ferruccio Cicogna Direttore Divisione Imprese ASAM, il dott. Giuseppe Arcamone Responsabile Formazione ASAM, la dott.ssa Evi Crotti psicologa e grafologa e il dott. Alberto Magni medico e grafologo dello Studio Crotti-Magni.

Febbraio 28, 2009 di Claudio Devecchi

Bisogna dare atto che ancora una volta IlSole24Ore ha fatto da apripista su una cosa “nuova” (e cioè un’innovativa formula di welfare ideata da un’azienda tutta italiana per sostenere il potere d’acquisto dei 7800 dipendenti che ha in Italia) soprattutto in questo periodo di continue grida  ”al lupo-al lupo” riguardo alla crisi attuale. Ho aspettato qualche giorno a commentare ciò che è stato scritto il 3 febbraio perchè volevo vedere se l’evento veniva richiamato. Devo dire che c’è stata solamente una risposta a livello locale.  Peccato!

Ma vediamo di cosa si tratta. Una delle più grandi Family Business italiane ha introdotto un welfer innovativo. Detto in soldoni: invece che aumentare il costo del lavoro (100 € costa all’azienda ma in tasca al prestatore di lavoro ne arrivano -in Italia- solamente 50) Luxottica intende “aumentare la paga in natura”.  Rinvio all’articolo del 3 febbraio dove si cita sinteticamente il contenuto del memorandum tra azienda e sindacato. L’ampiezza dell’intervento è veramente notevole: dalla formazione e incentivi al merito agli accordi con catene di retail per acquisto di beni primari, da convenzioni con centri di medicina preventiva e diagnostica all’aiuto per l’uso dei mezzi di trasporto, da borse di studio all’assistenza sociale di sostegno per portatori di handicap e tossicodipendenti, ecc.

Un caso isolato? Spero proprio di no! Per dirla come Tiziano Treu, il piano Luxottica possiede un effetto emulativo.

Anche le family business piccole possono seguire questa strada. Mettersi insieme tramite fondi bilaterali, costiuire onlus dedicate a questo tipo di interventi territoriali. Anche i Distretti, ricchi di family business, potrebbero percorrere questo circolo virtuoso.

Ma perchè proprio Luxottica? Ho una idea molto personale.  e forse sbagliata ma la voglio scrivere lo stesso: Leonardo De Vecchio, di fatto padrone di Luxottica, è stato un “martinitt” cioè un orfano ed ha beneficiato a suo tempo di aiuti e sostegni molto simili a quelli che sono stati or ora introdotti nella sua azienda. Non è che la sua cultura  abbia pesato non poco in questa decisione? Mi permetto di escludere che una scelta di questo genere che coinvolge 7800 dipendenti sia stata fatta senza interpellarlo. Questa attenzione alla formazione e sostegno del personale penso sia tipica soprattutto di chi ha sofferto da piccolo, ha fatto del sacrificio e della rinuncia due compagni di viaggio oggi molto rari.

In conclusione: brava Luxottica soprattutto perche sei una Family Business ed hai “bruciato” sul tempo tante grandi aziende, multinazionali o no, che non ci hanno pensato!

Sono stufo di sentire sempre più queste “campane a morto” sull’economia del nostro Paese. Bisogna gridare che non tutto è allo sfascio! Per fortuna ci ha pensato il CENSIS. Su IlSole24Ore di sabato 24 febbraio a pag. 11 c’è un articolo che invito tutti a leggere dal titolo “Quell’Italia che non si dà per vinta” a cura di Paolo Bricco. Finalmente qualuno che informa seguendo la realtà e non il “sentito dire”. Gustiamoci le 161 eccellenze italiane pronte a superare la crisi. D’accordo?

Febbraio 27, 2009 di Claudio Devecchi