Si è svolto mercoledì scorso a Milano l’incontro sul tema
“Il transfert generazionale: business history e cultura familiare”
a cui ha partecipato un piccolo gruppo di imprenditori di prima, seconda e terza generazione.
La “mappa delle criticità” costruita insieme ai presenti, ha subito raggiunto le 17 variabili, a conferma della complessità del tema.
Ho però cercato di rassicurare i presenti che non tutti i problemi riguardano necessariamente tutte le aziende, ma una sana disamina di questi fattori costituisce senz’altro una sorta di vaccinazione per il futuro.
L’intenzione dell’esposizione era infatti più volta alla prevenzione che alla cura, come se gli elementi discussi fossero
dei validi anticorpi per affrontare le fasi di passaggio tra una generazione di family business e l’altra.
La psicologa Cristina Castelli, che ha parlato dopo di me, ha toccato molti aspetti “sensibili”, dalle sovrapposizioni eccessive tra famiglia e azienda alla delicata scelta dell’”erede”, alla sindrome “dopo di me il diluvio” che colpisce molti imprenditori senior al momento del passaggio generazionale.
Una valida conclusione è venuta, infine, dall testimonianza diretta di Stefano Colombo (che è anche parte del nostro team) in qualità di giovane imprenditore della Brianza, terra ricca di sfumature significative (positive quelle legate alla determinazione e all’impegno, meno quelle caratterizzate da chiusura e logiche di clan) in grado di influire molto sul transfert generazionale in azienda.
marzo 21, 2008 alle 2:49 pm |
Non ho partecipato all’incontro, ma mi associo virtualmente all’aggiunta delle “17 variabili”. Il nostro mondo è eterogeneo e si possono sviluppare strategie differenti per ogni segmento, mettendo spesso e meglio a confronto imprese con problematiche simili proprio in incontri come quello in Assolombarda.
Complimenti e in bocca al lupo per il blog, il luogo ideale dove fare avvenire questi scambi con più facilità.