Archivio per novembre 2008

Una breve sintesi della serata Medese

novembre 25, 2008

Vi riporto, qui sotto in allegato, una breve sintesi della serata Medese.

Voi (“parlo ai partecipanti”) che ne pensate? Avete trovato la serata interessante e ricca di spunti? … oppure …

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Giornale di Monza 25/11/2008   p.42

IMPRESE DI FAMIGLIAEREDITA’ SCOMODA, E’ DIFFICILE IL PASSAGGIO GENERAZIONALE

CONVEGNO A MEDA

MEDA (ces) Un’impresa di famiglia può essere un’eredità scomoda. Ai rischi legati alla gestione e alla successione generazionale, venerdì sera al Centro di formazione professionale «Terragni» è stato dedicato il convegno «Le imprese di famiglia: imprenditori, è il momento di passare il testimone?».

All’evento, organizzato dall’Associazione Cerif (Centro di ricerca sulle imprese di famiglia), dal Gruppo giovani di Apa Confartigianato di Monza e Brianza e dal Comune di Meda, e patrocinato da Regione Lombardia e dalla Provincia di Monza e Brianza, erano presenti più di cento persone, tra cui molti industriali.


L’assessore all’Attuazione della Provincia di Monza e Brianza Gigi Ponti ha rimarcato che «Il tema del lavoro è una radice identitaria, in un territorio in cui il rapporto tra imprese e abitanti è di uno a dieci e sono oltre ventimila le imprese artigiane».

Una galassia, quella delle aziende familiari, illustrata dai dati esposti da Giovanni Barzaghi, presidente provinciale di Apa Confartigianato: «Il 92 per cento delle imprese in Italia sono familiari, ma il 50 per cento scompare alla seconda generazione. Spesso i figli non sono all’altezza o chi rileva l’azienda non ha l’esperienza necessaria».

Claudio DeVecchi, docente dell’Università Cattolica e direttore scientifico dell’Associazione Cerif ha affermato: «L’orologio della successione prevede diverse fasi e problemi, dalla crescita aziendale che implica l’introduzione di figure manageriali professionali, all’accettazione da parte dei fondatori del rinnovamento portato dai figli».

Paolo Bologna dell’Associazione Cerif ha illustrato i metodi di finanziamento, o «private equity», per andare incontro alle aziende nei momenti di passaggio generazionale.

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L’università incontra le imprese

novembre 12, 2008

Cari amici,

siete tutti invitati il giorno 21 novembre p.v. all’evento che l’Associazione CERIF, insieme alla Città di Meda e ad APA Confartigianato di Milano (Sezione Giovani) sta organizzando presso il Centro di Formazione Professionale “G. Terragni”, in Via Tre Venezie, 63 a Meda (MI).

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La registrazione inizierà alle ore 18:00 (fino alle 18:30) e la serata si concluderà alle 20:30 con un buffet offerto dalla BCC Barlassina.

L’evento sarà patrocinato dalla Regione Lombardia (Assessorato Artigianato e Servizi) e dalla Provincia di Milano (Progetto Monza Brianza)

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… i soggetti che scenderanno in campo sono numerosi e tutti di primo piano, quindi si prospetta una serata interessante! Noi almeno ci siamo dati da fare per raggiungere tale obiettivo.

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Vi aspettiamo numerosi!

Scarica la brochure

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“Kit” anti-recessione

novembre 5, 2008

Cari lettori,

vi segnalo un intervento del Prof. Devecchi sul Sole 24 Ore di lunedì scorso (3 novembre). 

Nei prossimi mesi le imprese italiane di piccola dimensione (ma non solo) si troveranno di fronte periodi di grande difficoltà a causa degli effetti della crisi finanziaria iniziata (o meglio, venuta alla luce) il 9 ottobre di quest’anno. 

Nell’articolo sottostante si è cercato, dopo avere segmentato queste PMI (ricordiamo che sono quasi tutte familiari), di offrire loro dei consigli – al tempo stesso – sintetici e operativi … che ne pensate?

 

 

Il Sole 24 Ore  03/11/2008   IN PRIMO PIANO  p. 11

«Kit» anti-recessione a misura di piccoli

LA GRANDE CRISI Guida per le imprese

Dall’attenzione ai costi alla capacità di scorgere vantaggi competitivi gli accorgimenti da utilizzare FLESSIBILITÀ Strumenti e soluzioni variano perché il ciclo negativo investirà le Pmi in tempi diversi in base al modello di business e al settore

Marco Biscella
Saranno anche in arrivo maggiori garanzie sui confidi, il raddoppio della soglia per la compensazione automatica dei crediti fiscali e gli incentivi a chi reinveste gli utili nell’innovazione. Misure più che necessarie e che senza dubbio daranno alle imprese un po’ di sollievo in vista di tempi che si preannunciano molto duri. Resta però il fatto che la crisi “da paura” che ha investito i mercati finanziari allungherà ombre minacciose sull’economia italiana e sui conti delle imprese, a partire dalle Pmi. Che si devono fin d’ora preparare ad affrontare l’anno prossimo non più un filante tracciato da Formula 1, bensì un percorso più sconnesso, tipico delle gare di rally. E dovranno quindi adattare lo stile di guida delle proprie aziende, se non vorranno finire fuori pista o ritrovarsi ad affrontare i pit stop per rifornirsi del credito necessario agli sportelli bancari in condizioni più difficili e a costi più elevati.
«I piccoli e medi imprenditori italiani – sottolinea ClaudioDevecchi, professore ordinario di Strategie e politiche aziendali all’Università Cattolica di Milano – devono adottare una tecnica di guida stop and go: come in un rally, opportunità e ostacoli si palesano all’improvviso e dunque servono maggiore velocità di esecuzione e maggiore accelerazione».
In che senso? «In pratica – spiega Devecchi – nei momenti difficili un imprenditore diventa “pilota unico” della propria azienda, cioè accentra il più possibile le decisioni. Ma quando la crisi si farà più “cattiva”, come quando si guida in montagna, a risultare decisivo sarà lo spunto del motore: le scelte andranno condivise con i propri collaboratori, che vivono i mercati in presa diretta». La velocità, dunque, si traduce in processo decisionale più rapido e condiviso. E l’accelerazione? «È la capacità della Pmi di mettere in pratica le decisioni assunte nel minor tempo possibile».
Fin qui la teoria, che va poi declinata con comportamenti concreti. Devecchi prova a elencarli, distinguendo tre “posizionamenti” aziendali, ipotizzati in base alla minore o maggiore vicinanza al cuore della recessione in arrivo (vedi tabella a fianco). «L’approccio è semplificato – precisa Devecchi – in quanto nella realtà le situazioni sono molto più variegate, ma vale comunque la pena cominciare ad attrezzarsi alla sfida».
Le prime a essere esposte agli effetti dello tsunami finanziario di questi mesi saranno le Pmi che lavorano nei settori business to consumer (B2c). I comportamenti virtuosi, secondo Devecchi, possono essere sintetizzati in due parole: «sangue freddo e mente lucida». «Occorre mantenere forti e vivi i propri storici punti di forza, perché è proprio in questi momenti che la tentazione, sbagliata, è di abbassare la qualità, comprare materie prime scadenti, mettere alla porta il personale, trattare male i clienti marginali. Sarebbe una disfatta economica. Proprio in questi momenti è vigile la “memoria del mercato”, che sa distinguere chi lavora con strategie collaborative da chi pensa solamente a tirare i remi in barca. Questi ultimi rischiano di uscire dal mercato».
In un secondo momento la crisi toccherà le Pmi che operano in settori più lontani dai consumi giornalieri. «I produttori di beni strumentali – aggiunge Devecchi – devono adottare una strategia ancora più favorevole al mercato: stare il più possibile vicino ai loro clienti, condividere le loro sorti, aiutandoli fin dove è possibile. Anzi, devono cercare di vedere oltre, utilizzando tutti gli strumenti e i sistemi direzionali disponibili in azienda. Capire, in altri termini, come stanno andando i clienti dei clienti e i fornitori dei fornitori. Questo consente di scorgere prima degli altri come si comporterà il mercato, potendo così mettere in pratica, con un vantaggio competitivo, le manovre correttive necessarie. Tutto ciò richiede il rafforzamento di sistemi informativi, controlli di gestione e strategie di marketing opportune».
Infine, la recessione morderà le Pmi che operano come co-protagonisti della componente di filiera in settori dove la commessa è pluriennale: anche a loro è richiesta una vigile attenzione. Perché? «Devono controllare in modo esasperato i costi, ma senza intaccare il valore che sono in grado di generare; alimentare la capacità dei collaboratori all’estero perché siano sempre più imprenditori interni e imprenditori di se stessi, così da trovare nuovi spazi commerciali; comprendere sempre meglio le caratteristiche competitive del settore di appartenenza o della commessa su cui lavorano per identificare le opportunità di vantaggio competitivo».
Insomma, le Pmi hanno notevoli probabilità di superare anche la crisi incombente se sapranno mettere in fila prima i problemi da affrontare e poi le azioni da intraprendere per risolverli con fermezza, lucidità e preparandosi per tempo.