Archivio per febbraio 2012

Corporate reputation e CSR per le imprese di famiglia

febbraio 22, 2012

La corporate reputation è un elemento fondamentale per la crescita sostenibile. Un tema fondamentale per una buona reputazione è l’orientamento delle imprese familiari verso la corporate social responsability; essere socialmente responsabili, per le imprese, implica che esse, pur nell’esercizio delle loro funzioni produttive e commerciali, sono chiamate a soddisfare sia obblighi giuridici da applicare sia le condizioni di tutela imposte da vincoli ambientali e dal rispetto di regole sociali, estendendo questa preoccupazione a tutti coloro che possono essere considerati stakeholders dell’azienda o interlocutori sociali. La responsabilità sociale di impresa da un lato promuove nuovi parametri nella valutazione delle prestazioni aziendali integrando il profilo economico con componenti ambientali e sociali, dall’altro lato incarna il tentativo di far comprendere alle imprese che improntare i propri comportamenti nei confronti di tutti gli stakeholders a canoni di responsabilità sociale, può giovare oltre che alla società nel suo insieme, alla produttività ed alla competitività delle imprese stesse. Un comportamento socialmente responsabile infatti: contribuisce a creare e mantenere un elevato capitale reputazionale, garantisce una forte coesione con gli stakeholders, crea un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e più motivante, migliora l’efficienza della gestione aziendale, protegge da azioni di boicottaggio, facilita l’accesso al credito, permette di usufruire di, laddove previsti, vantaggi fiscali e semplificazioni amministrative, riduce il rischio di impresa, contribuisce ad aumentare il valore per gli azionisti nei mercati in cui sono applicati rating di tipo etico.

Le operazione di CSR sono pertanto riconducibili ad un quadro di comportamenti che cerca di conciliare il benessere sociale e la competitività delle imprese sui mercati. A questo proposito i punti di forza delle aziende di famiglia sono sicuramente:

- la family reputation ossia la forte identificazione tra azienda e famiglia al comando che fa si che spesso l’immagine dell’imprenditore e dei suoi familiari abbia ricadute dirette sulla reputazione aziendale. In quest’ottica la famiglia si connota quindi come garante dell’etica e dei comportamenti dell’azienda.

- il valore di una lunga storia aziendale che può far intravedere più facilmente che in altre aziende una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

- il forte legame delle aziende familiari con il contesto in cui operano per cui accade spesso che, se l’azienda ha successo, sponsorizzi le squadre sportive o le iniziative locali.

- la particolare attenzione alla stabilità occupazionale anche nei periodi di crisi.

Le imprese di famiglia, quindi, investono in elementi tangibili coinvolgendo la comunità e in elementi intangibili. Creare e mantenere legami relazionali tra l’azienda e gli stakeholders  porta a immobilizzazioni immateriali in termini di fiducia, impegno, lealtà, reciprocità. L’agire sempre per il vantaggio dei propri interlocutori, per migliorare la loro immagine e la loro reputazione sarà ricambiato nel tempo con la fedeltà dei clienti, dei dipendenti, da una buona immagine pubblica e da una buona volontà che porta ad una redditività maggior e ad un minore turnover dei dipendenti.

La tendenza dell’imprenditore di famiglia è quella di un maggiore impegno personale per il successo dell’impresa e il benessere dei suoi dipendenti. Purtroppo però il mercato sempre più competitivo non permette alle aziende di avere la dimensione, i mezzi e le conoscenze sufficienti per comunicare attraverso una politica di marketing mirata il proprio impegno nel sociale. Per questo motivo è auspicabile che i business familiari esprimano la propria azione sociale a due livelli, assicurando da un lato la trasmissione dei propri valori alle generazioni future e dall’altro comunicandoli direttamente alla società.   Nonostante in Italia solo 6 aziende su 10 ritengono che curare e comunicare la propria corporate reputation sia davvero importante e l’attenzione è primariamente incentrata nell’area prodotti e servizi e valore del brand, le aziende italiane sono tra le più etiche al mondo secondo la certificazione SA 8000 che vede l’Italia primeggiare con il 34% del totale mondiale. Un’identità etica che non coinvolge solo le politiche interne alle aziende ma anche i fornitori e all’intera filiera produttiva. E’ sempre più frequente che le imprese familiari attuino iniziative per la protezione o valorizzazione di beni storici o artistici, per la realizzazione, il supporto o la sponsorizzazione di eventi culturali, oppure svolgano attività per la salvaguardia dell’ambiente. Spesso iniziative di alto valore sociale, filantropiche o di solidarietà vengono mantenute spesso in un ambito di riservatezza e di discrezione che ne aumenta il valore. Uno dei principali ostacoli alla diffusione della responsabilità sociale è il fatto che spesso, all’atto pratico, i costi e i benefici delle diverse scelte possibili sono poco chiari. A questo proposito la CSR non deve essere considerata come un costo, bensì come un elemento che, se integrato nella governance aziendale, condiziona positivamente la performance dell’impresa e la sua competitività. Lo sviluppo del capitale umano, la diffusione di valori condivisi e la coesione tra il personale costituiscono risorse fondamentali in vista di ottenere e sostenere il vantaggio competitivo. Di qui l’importanza di tutte quelle attività e pratiche che mettono al centro la persona e il suo sviluppo: la formazione professionale e manageriale, i servizi aggiuntivi ai dipendenti e alle loro famiglie, il knowledge management, le forme di partecipazione alle decisioni e ai processi innovativi.

 

Due generazioni a confronto – Vittorio Martini 1866

febbraio 21, 2012

CERIF E LE IMPRESE DI FAMIGLIA: presentazione dei risultati della ricerca 2011

febbraio 20, 2012

Dopo aver dato il benvenuto agli imprenditori di famiglia e agli studenti presenti in sala, il Dott. Stefano Devecchi Bellini, Direttore Operativo di CERIF ha portato all’attenzione dei presenti l’Associazione CERIF, che riunisce le imprese di famiglia e si configura come un qualificato punto di riferimento per gli imprenditori e gli operatori di questo settore dell’economia italiana.

Il Prof. Claudio Devecchi, Ordinario di Strategia e Politica Aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Amministratore Unico di CERIF e Direttore Scientifico di ASAM, ha proseguito i lavori presentando i risultati della freschissima ricerca “Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia” (Dicembre 2011). La ricerca di quest’anno ha preso in esame 12 imprese di famiglia che rappresentano in modo eterogeneo la realtà italiana delle imprese in termini di settore di appartenenza e dimensioni, differenziandosi bene in piccole imprese con fatturato fino a 20 milioni di euro, medie imprese fino a 50 milioni e grandi imprese. Il 72% delle aziende prese in esame hanno al comando la prima e seconda generazione per cui o c’è una presenza forte del socio fondatore o sono aziende giovani. La ricerca ha messo in luce le criticità che le imprese di famiglia italiane hanno percepito maggiormente e che si trovano ad affrontare con consapevolezza; per ognuno dei cluster emerge che i problemi maggiormente sentiti dalle imprese riguardano l’assetto economico-patrimoniale.

Nei periodi di crisi economica, l’assetto economico-patrimoniale ha sempre denunciato i maggiori problemi e, in questo caso, sono emersi in particolare: la pressione fiscale al 67%, la chiusura all’ingresso di capitale agli esterni e la pochezza delle fonti di finanziamento. Negli ultimi due problemi ci sono in prospettiva dei notevoli spazi di miglioramento in quanto non c’è un’oggettiva comprensione della possibilità positiva di aprire l’azienda a capitali esterni. Per quanto riguarda il Business Model è molto chiaro che le preoccupazioni maggiori riguardano la redditività del settore, il problema della continuità del nome di famiglia e dei suoi valori e il fatto che l’imprenditore ha ancora troppi ruoli nell’organigramma aziendale. Legato al problema della continuità del nome di famiglia c’è il problema della gestione della successione e della continuazione e del trasferimento della cultura familiare entrambi per il 42%. Infine per quanto riguarda l’ultima macro area di problemi, ossia quella riguardante il risk level, le preoccupazioni maggiori riguardano il rischio per la perdita del fondatore, il rischio operativo e il rischio sistemico che rappresenta il rischio correlato all’andamento generale del settore, o del comparto di appartenenza; affrontarlo significa prendere consapevolezza dell’esistenza del problema e svolgere costantemente un monitoraggio dei fattori esterni che influenzano l’impresa. Il calo della redditività oltre ad essere sinonimo di futuro incerto, porta con se la riduzione dello spazio per i nuovi ingressi in azienda; si porrà il problema su chi escludere e chi far andare avanti tra i familiari. Inoltre, le difficoltà economiche sono legate alla preoccupazione riguardo alla continuità del nome della famiglia che rappresenta un impegno morale e una regola di vita per gli imprenditori che inoltre sentono di avere una grossa responsabilità perché mantengono le famiglie dei nostri dipendenti.

L’incontro è proseguito con la testimonianza aziendale di Barbara Borsari, al timone dell’azienda VittorioMartini1866, leader nella produzione di articoli tecnici da disegni con produzione artigianale. L’azienda era gestita dal nonno materno estremamente accentratore con maestranze storiche è piccola ma estremamente specializzata e ad un certo punto era destinata a morire con l’avvento delle tecnologie. In questi anni è stata rilanciata puntando comunque e sempre sulla mission storica cioè il prodotto di qualità e alta gamma creando un prodotto particolare e diverso per fare la propria corsa e cercare. La presentazione si è trasformata ben presto in un piacevole dibattito che ha avuto come continui input le domande del Professor Devecchi e a cui hanno partecipato anche gli altri due imprenditori presenti.

Sono emersi concetti e visioni comuni. L’azienda è stata definita una grande squadra dove tutti devono essere coinvolti per superare al meglio le difficoltà; il passaggio generazionale e la forte componente familiare nell’organigramma aziendale è un problema da gestire con attenzione così come lo è la delega e i tempi giusti nell’inserimento in azienda dei figli o familiari. Per ovviare a questi problemi si sente l’esigenza di redigere una serie di regole o ricorrere ai patti di famiglia. Infine è stato più volte sottolineato che i giovani possano fare strada (anche in azienda) con merito, umiltà, flessibilità e coraggio.

Un ringraziamento particolare, oltre a Barbara Borsari per la sua relazione, va anche ai rappresentanti delle aziende Fontaneto e  Annoni spa i quali, con i loro interventi, hanno portato la propria testimonianza di vita aziendale e professionale, che ha permesso ai partecipanti di riflettere e confrontarsi sulle tematiche che quotidianamente si vivono nell’impresa di famiglia. E’ stato un incontro che è andato al di là della presentazione dei risultati della ricerca 2011, ricco di contenuti e anche portavoce di un forte messaggio di incoraggiamento per il futuro dei giovani e delle imprese familiari italiane.


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