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E’ NECESSARIO IL SALTO DIMENSIONALE PER SOPRAVVIVERE

febbraio 5, 2010
 

Il rapporto Devecchi (Cerif-Cattolica): è necessario il salto dimensionale per sopravvivere

Nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi Una su due ha già reagito, cambia la governance: più spazio agli esterni

 

MILANO – Il maggiore problema delle imprese familiari italiane nel 2009? Il calo di fatturato e di redditività del loro settore di appartenenza. La risposta è meno banale di quanto possa apparire. Il dato, emerso da una ricerca dal Cerif (Centro ricerca sulle imprese di famiglia dell’Università Cattolica) innesca due problemi ancora più complessi: la scarsa redditività (segnalata dal 50% del campione) è sinonimo di futuro incerto e mette gli imprenditori davanti al dilemma di vendere l’azienda di famiglia. Ma il calo del giro d’affari rende anche meno appetibile l’impresa all’ingresso di nuovi soci. Il tutto crea un circolo vizioso che potrebbe portare all’avvitamento «mortale» per un numero considerevole di pmi.
Gli ingredienti per scampare a un’inesorabile parabola di declino sono abbastanza noti: innovazione, ricerca, sviluppo, internazionalizzazione delle imprese. Ma in quanti sono in grado di attuare simili contromisure? «In pochi – afferma Claudio Devecchi, amministratore unico di Cerif -. Infatti nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi. Un’impresa su due ne ha preso consapevolezza: per essere competitivi con le nazioni emergenti servono prodotti complessi e innovativi e per investire in ricerca e sviluppo servono capitali che le nostre piccole imprese, stremate dalla crisi, non hanno più».
Spesso però in passato l’innovazione delle pmi è rimasta sommersa e poco rintracciabile nei bilanci. Ecco perché, malgrado i pochi investimenti dichiarati, i marchi italiani sono spesso risultati tra i più innovativi. «Ma adesso il contesto è cambiato – osserva Devecchi – la ricerca ci dice che circola poco denaro e quindi in Italia si fa quasi esclusivamente innovazione di processo, per cercare di risparmiare costi di gestione. C’è poca innovazione di prodotto che serve a rilanciare la competitività. Ma per farlo servono realtà molto più grandi, frutto di accorpamenti, fusioni o svolte rivoluzionarie. Come fare? Magari trasformando un intero distretto in una spa composta da tutte le imprese che ne fanno parte. Sarebbe un colosso capace di competere su tutti i mercati del mondo».
Altra misura auspicata dagli imprenditori interpellati dal campione (il 48%) è quella di una minore pressione fiscale, magari ottenuta detassando gli utili investiti in ricerca e sviluppo. «In condizioni di economia normale si può accettare un forte prelievo fiscale, ma adesso risulta troppo alto. La detassazione degli utili sarebbe una buona misura ma a patto che gli imprenditori mettano definitivamente da parte una certa propensione all’evasione fiscale». Resta il nodo del passaggio generazionale. «Che però oggi è meno difficile che in passato – segnala Devecchi -. Anzi, sempre più spesso si registrano casi virtuosi di passaggio generazionale con le giovani leve che più dei padri hanno il coraggio di aprire il capitale all’ingresso di nuovi soci e puntare a quella crescita dimensionale che ormai è diventata lotta per la sopravvivenza».

Fonte “Il Corriere della sera” 02/02/2010

Isodoro Trovato

“Kit” anti-recessione

novembre 5, 2008

Cari lettori,

vi segnalo un intervento del Prof. Devecchi sul Sole 24 Ore di lunedì scorso (3 novembre). 

Nei prossimi mesi le imprese italiane di piccola dimensione (ma non solo) si troveranno di fronte periodi di grande difficoltà a causa degli effetti della crisi finanziaria iniziata (o meglio, venuta alla luce) il 9 ottobre di quest’anno. 

Nell’articolo sottostante si è cercato, dopo avere segmentato queste PMI (ricordiamo che sono quasi tutte familiari), di offrire loro dei consigli – al tempo stesso – sintetici e operativi … che ne pensate?

 

 

Il Sole 24 Ore  03/11/2008   IN PRIMO PIANO  p. 11

«Kit» anti-recessione a misura di piccoli

LA GRANDE CRISI Guida per le imprese

Dall’attenzione ai costi alla capacità di scorgere vantaggi competitivi gli accorgimenti da utilizzare FLESSIBILITÀ Strumenti e soluzioni variano perché il ciclo negativo investirà le Pmi in tempi diversi in base al modello di business e al settore

Marco Biscella
Saranno anche in arrivo maggiori garanzie sui confidi, il raddoppio della soglia per la compensazione automatica dei crediti fiscali e gli incentivi a chi reinveste gli utili nell’innovazione. Misure più che necessarie e che senza dubbio daranno alle imprese un po’ di sollievo in vista di tempi che si preannunciano molto duri. Resta però il fatto che la crisi “da paura” che ha investito i mercati finanziari allungherà ombre minacciose sull’economia italiana e sui conti delle imprese, a partire dalle Pmi. Che si devono fin d’ora preparare ad affrontare l’anno prossimo non più un filante tracciato da Formula 1, bensì un percorso più sconnesso, tipico delle gare di rally. E dovranno quindi adattare lo stile di guida delle proprie aziende, se non vorranno finire fuori pista o ritrovarsi ad affrontare i pit stop per rifornirsi del credito necessario agli sportelli bancari in condizioni più difficili e a costi più elevati.
«I piccoli e medi imprenditori italiani – sottolinea ClaudioDevecchi, professore ordinario di Strategie e politiche aziendali all’Università Cattolica di Milano – devono adottare una tecnica di guida stop and go: come in un rally, opportunità e ostacoli si palesano all’improvviso e dunque servono maggiore velocità di esecuzione e maggiore accelerazione».
In che senso? «In pratica – spiega Devecchi – nei momenti difficili un imprenditore diventa “pilota unico” della propria azienda, cioè accentra il più possibile le decisioni. Ma quando la crisi si farà più “cattiva”, come quando si guida in montagna, a risultare decisivo sarà lo spunto del motore: le scelte andranno condivise con i propri collaboratori, che vivono i mercati in presa diretta». La velocità, dunque, si traduce in processo decisionale più rapido e condiviso. E l’accelerazione? «È la capacità della Pmi di mettere in pratica le decisioni assunte nel minor tempo possibile».
Fin qui la teoria, che va poi declinata con comportamenti concreti. Devecchi prova a elencarli, distinguendo tre “posizionamenti” aziendali, ipotizzati in base alla minore o maggiore vicinanza al cuore della recessione in arrivo (vedi tabella a fianco). «L’approccio è semplificato – precisa Devecchi – in quanto nella realtà le situazioni sono molto più variegate, ma vale comunque la pena cominciare ad attrezzarsi alla sfida».
Le prime a essere esposte agli effetti dello tsunami finanziario di questi mesi saranno le Pmi che lavorano nei settori business to consumer (B2c). I comportamenti virtuosi, secondo Devecchi, possono essere sintetizzati in due parole: «sangue freddo e mente lucida». «Occorre mantenere forti e vivi i propri storici punti di forza, perché è proprio in questi momenti che la tentazione, sbagliata, è di abbassare la qualità, comprare materie prime scadenti, mettere alla porta il personale, trattare male i clienti marginali. Sarebbe una disfatta economica. Proprio in questi momenti è vigile la “memoria del mercato”, che sa distinguere chi lavora con strategie collaborative da chi pensa solamente a tirare i remi in barca. Questi ultimi rischiano di uscire dal mercato».
In un secondo momento la crisi toccherà le Pmi che operano in settori più lontani dai consumi giornalieri. «I produttori di beni strumentali – aggiunge Devecchi – devono adottare una strategia ancora più favorevole al mercato: stare il più possibile vicino ai loro clienti, condividere le loro sorti, aiutandoli fin dove è possibile. Anzi, devono cercare di vedere oltre, utilizzando tutti gli strumenti e i sistemi direzionali disponibili in azienda. Capire, in altri termini, come stanno andando i clienti dei clienti e i fornitori dei fornitori. Questo consente di scorgere prima degli altri come si comporterà il mercato, potendo così mettere in pratica, con un vantaggio competitivo, le manovre correttive necessarie. Tutto ciò richiede il rafforzamento di sistemi informativi, controlli di gestione e strategie di marketing opportune».
Infine, la recessione morderà le Pmi che operano come co-protagonisti della componente di filiera in settori dove la commessa è pluriennale: anche a loro è richiesta una vigile attenzione. Perché? «Devono controllare in modo esasperato i costi, ma senza intaccare il valore che sono in grado di generare; alimentare la capacità dei collaboratori all’estero perché siano sempre più imprenditori interni e imprenditori di se stessi, così da trovare nuovi spazi commerciali; comprendere sempre meglio le caratteristiche competitive del settore di appartenenza o della commessa su cui lavorano per identificare le opportunità di vantaggio competitivo».
Insomma, le Pmi hanno notevoli probabilità di superare anche la crisi incombente se sapranno mettere in fila prima i problemi da affrontare e poi le azioni da intraprendere per risolverli con fermezza, lucidità e preparandosi per tempo.