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Il rapporto Devecchi (Cerif-Cattolica): è necessario il salto dimensionale per sopravvivere |
| Nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi Una su due ha già reagito, cambia la governance: più spazio agli esterni
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| MILANO – Il maggiore problema delle imprese familiari italiane nel 2009? Il calo di fatturato e di redditività del loro settore di appartenenza. La risposta è meno banale di quanto possa apparire. Il dato, emerso da una ricerca dal Cerif (Centro ricerca sulle imprese di famiglia dell’Università Cattolica) innesca due problemi ancora più complessi: la scarsa redditività (segnalata dal 50% del campione) è sinonimo di futuro incerto e mette gli imprenditori davanti al dilemma di vendere l’azienda di famiglia. Ma il calo del giro d’affari rende anche meno appetibile l’impresa all’ingresso di nuovi soci. Il tutto crea un circolo vizioso che potrebbe portare all’avvitamento «mortale» per un numero considerevole di pmi. Gli ingredienti per scampare a un’inesorabile parabola di declino sono abbastanza noti: innovazione, ricerca, sviluppo, internazionalizzazione delle imprese. Ma in quanti sono in grado di attuare simili contromisure? «In pochi – afferma Claudio Devecchi, amministratore unico di Cerif -. Infatti nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi. Un’impresa su due ne ha preso consapevolezza: per essere competitivi con le nazioni emergenti servono prodotti complessi e innovativi e per investire in ricerca e sviluppo servono capitali che le nostre piccole imprese, stremate dalla crisi, non hanno più». Spesso però in passato l’innovazione delle pmi è rimasta sommersa e poco rintracciabile nei bilanci. Ecco perché, malgrado i pochi investimenti dichiarati, i marchi italiani sono spesso risultati tra i più innovativi. «Ma adesso il contesto è cambiato – osserva Devecchi – la ricerca ci dice che circola poco denaro e quindi in Italia si fa quasi esclusivamente innovazione di processo, per cercare di risparmiare costi di gestione. C’è poca innovazione di prodotto che serve a rilanciare la competitività. Ma per farlo servono realtà molto più grandi, frutto di accorpamenti, fusioni o svolte rivoluzionarie. Come fare? Magari trasformando un intero distretto in una spa composta da tutte le imprese che ne fanno parte. Sarebbe un colosso capace di competere su tutti i mercati del mondo». Altra misura auspicata dagli imprenditori interpellati dal campione (il 48%) è quella di una minore pressione fiscale, magari ottenuta detassando gli utili investiti in ricerca e sviluppo. «In condizioni di economia normale si può accettare un forte prelievo fiscale, ma adesso risulta troppo alto. La detassazione degli utili sarebbe una buona misura ma a patto che gli imprenditori mettano definitivamente da parte una certa propensione all’evasione fiscale». Resta il nodo del passaggio generazionale. «Che però oggi è meno difficile che in passato – segnala Devecchi -. Anzi, sempre più spesso si registrano casi virtuosi di passaggio generazionale con le giovani leve che più dei padri hanno il coraggio di aprire il capitale all’ingresso di nuovi soci e puntare a quella crescita dimensionale che ormai è diventata lotta per la sopravvivenza». Fonte “Il Corriere della sera” 02/02/2010 Isodoro Trovato |
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E’ NECESSARIO IL SALTO DIMENSIONALE PER SOPRAVVIVERE
febbraio 5, 2010“E se le PMI votassero il 13 aprile 2008….”
aprile 10, 2008Oltre il 70% delle PMI italiane reputa la classe politica italiana non adeguata nell’affrontare concretamente e con tempestività i problemi dello sviluppo del nostro Paese.
Apprezzamento sull’introduzione della flessibilità del lavoro.
Delusione sulle infrastrutture.
Ritardi preoccupanti su formazione, snellimento burocratico, energia, sgravi fiscali finalizzati alla competitività.
Questo, in sintesi, quanto emerge da una inchiesta campionaria realizzata dal 25 febbraio al 25 marzo 2008 su di un campione rappresentativo a livello nazionale di circa 1.200 imprese, di cui sono stati interpellati direttamente gli imprenditori.
ASAM – Associazione per gli Studi Aziendali e Manageriali – Università Cattolica di Milano ha reso noti i risultati dell’indagine campionaria che ha visto le PMI italiane esprimere un giudizio sull’operato della classe dirigente politica del Nostro Paese nell’ultimo quinquennio, alla vigilia del prossimo appuntamento elettorale.
L’indagine – basata su di un questionario articolato in 10 quesiti concernenti alcuni dei temi chiave della competitività per un campione nazionale rappresentativo di 1.200 PMI con un fatturato da 20 a 400 milioni di euro – ha evidenziato una sfiducia molto pronunciata dell’imprenditoria italiana (80% delle imprese dislocate nel Nord Ovest, 85% delle imprese del Nord Est, 75% delle imprese del Centro e 70% delle imprese del Sud) nei confronti della politica, ritenuta incapace di affrontare concretamente e con tempestività i problemi dello sviluppo del nostro Paese.
A questo proposito, ho voluto sottolineare quanto segue.
L’indagine evidenzia una forte frattura e una elevata lontananza fra il tessuto imprenditoriale italiano e la classe politica del Paese.
Il punto più dolente riguarda la totale mancanza di fiducia nella capacità della classe politica di prendere le misure necessarie a sostenere lo sviluppo economico del Paese in una fase così delicata dell’economia globale.
Oltre a ciò, si evidenzia il fatto che le imprese reputano i metodi di selezione dei professionisti della politica (a tutti i livelli dell’Amministrazione Pubblica) basati su logiche di convenienza politica piuttosto che di qualità rispetto ai compiti.
Infine, le PMI non hanno percepito segnali diametralmente opposti all’auspicata e sempre annunciata razionalizzazione della Pubblica Amministrazione.
A riprova del forte interesse su questi temi da parte delle PMI, segnalo che la percentuale di redemption del questionario è stato dell’85% del campione, con risposte pervenute entro le successive 24 ore.
Entrando nel dettaglio dell’indagine, le PMI italiane valutano così l’operato della nostra classe politica:
Capacità di attuare il programma elettorale
L’83% delle imprese dislocate nel Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata in grado di dare seguito alle dichiarazioni programmatiche in fase elettorale.
Concordano con questo giudizio l’89 % delle imprese del Nord Est, il 68% delle imprese del Centro e il 52% delle imprese del Sud.
Capacità di individuare le priorità per lo sviluppo economico
Il 91% delle imprese dislocate nel Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata in grado di individuare le priorità alla base del rilancio economico del Paese.
Concordano con questo giudizio l’88% delle imprese del Nord Est, il 75 % delle imprese del Centro e il 45% delle imprese del Sud.
Capacità di esprimere una classe dirigente politica in grado di guidare il Paese
In questo caso il giudizio è quasi unanime. La classe politica è stata ritenuta inadeguata a condurre il paese per oltre l’80% delle PMI italiane (98% Nord Ovest, 96% Nord Est, 83% Centro, 81% Sud).
Capacità di contribuire al benessere del Paese
Le PMI vedono nella classe politica i maggiori responsabili del declino del nostro Paese. Questo giudizio è espresso dal 71% delle imprese del Nord Ovest, il 68% di quelle del Nord Est, il 71% di quelle del Centro e il 69% di quelle del Sud.
Capacità di introdurre misure di flessibilità del lavoro
Le PMI in questo caso hanno apprezzato gli sforzi della classe politica. L’80% delle PMI del Nord Ovest è d’accordo sul fatto che la classe politica ha saputo introdurre misure idonee a migliorare la flessibilità del lavoro. Tale giudizio è condiviso dal 70% delle imprese del Nord Est, il 76% delle PMI del Centro e dal 77% delle PMI del Sud.
Capacità di incidere sullo sviluppo infrastrutturale
Le PMI vedono nelle infrastrutture uno dei temi cruciali per la competitività, ma irrisolti della politica italiana. Il 90% delle PMI del Nord Est e del Nord Ovest ritiene che la classe politica non sia stata capace di trovare misure idonee per migliorare il sistema infrastrutturale del paese. Lo stesso vale per il 92% delle imprese del Centro e del 95% di quelle del Sud.
Capacità di sviluppare un piano energetico nazionale
Le PMI vedono nella questione energetica uno dei fattori non risolti della competitività del Paese e ne imputa la responsabilità ai troppi veti, orpelli, lungaggini burocratiche sia locali sia centrali della politica. Questo giudizio vede concorde il 65% delle imprese del Nord Ovest, il 58% delle imprese del Nord Est, il 70% delle imprese del Centro e l’80% delle imprese del Sud.
Capacità di semplificare gli iter burocratici legati all’impresa
Si tratta di uno dei fardelli a cui le PMI devono far fronte, aggravando la voce dei costi sia in termini economici sia in termini di perdita di tempo. Il 70%% delle PMI del Nord Ovest ritiene l’onere per le pratiche burocratiche a livelli insopportabili. Lo stesso vale per il 68% delle imprese del Nord Est, il 70% delle imprese del Centro e il 72% delle imprese del Sud.
Capacità di introdurre sgravi fiscali finalizzati al recupero di competitività
Le PMI reputano che la classe politica non abbia saputo introdurre quelle misure – per altro più volte annunciate – di riduzione della pressione fiscale per le imprese. Sono deluse l’85% delle imprese del Nord Ovest, il 90% delle imprese del Nord Est, il 91% delle imprese del Centro e il 95% delle imprese del Sud.
Capacità di riformare il sistema scolastico in linea con le necessità dell’impresa
Le PMI reputano che gli interventi introdotti dalle ultime riforme del sistema scolastico non abbiano portato benefici sulla formazione dei ragazzi ancora troppo in ritardo rispetto ai coetanei europei. La scuola italiana è troppo vincolata ad un modello antiquato. Di questa opinione il 65% delle imprese del Nord Ovest, il 55% delle imprese del Nord Est, il 60% delle imprese del Centro e il 75% delle imprese del Sud.
Note sul campione statistico e la sua suddivisione:
Tale questionario è stato somministrato via e-mail, con risposta nelle successive 24 ore, nel periodo 25 febbraio – 25 marzo 2008 agli imprenditori di 1.200 PMI Italiane con fatturato da 20 a 400 milioni di euro, equamente suddivise sul territorio italiano.
Per semplicità espositiva le risultanze sono state così suddivise:
Nord Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna) Nord ovest ( Val D’Aosta, Piemonte, Lombardia. Liguria) Centro (Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Lazio) Sud ( Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) Redemption: 85% del campione intervistato.
Contact:
Stefano Amoroso, Jacopo Pedemonte
Tel. 010.272.50.48
Al servizio dell’azienda di famiglia.
gennaio 3, 2008Buongiorno a tutti.
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