La manovra finanziaria, da poco illustrata dal Presidente del Consiglio, ha tenuto conto che non si aiuta la crescita del Paese con la sola imposizione di nuove imposte e con l’aumento dell’IVA ma bilanciando il rigore con riforme strutturali che riducano spese e sprechi e misure volte alla crescita e allo sviluppo economico. Dalla manovra Monti è emersa qualche buona notizia per le piccole e medie imprese. Se da un lato l’inasprimento delle imposte che colpiscono il patrimonio immobiliare delle famiglie potrebbero avere un riflesso sui consumi a danno delle aziende, dall’altro il “pacchetto sviluppo”, per quanto riguarda le imprese, ha come pilastri la competitività, l’apertura del mercato e l’ammodernamento del sistema paese.
Per andare incontro all’elevato costo del lavoro, si è deciso di defiscalizzare l’IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) per la quota relativa alle spese per il personale dipendente e in caso di assunzione di giovani e donne.
E’ stato toccato anche un altro dei problemi più sentiti dalle imprese in questo periodo di crisi: l’accesso al credito. Il Fondo Centrale di Garanzia per le imprese verrà infatti potenziato di 20 miliardi di euro concedendo una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti concessi dalle Banche anche per gli investimenti esteri. L’attivazione di questa garanzia è a rischio zero per la banca che, in caso di insolvenza delle imprese verrà risarcita dal Fondo Centrale di Garanzia e, in caso di esaurimento dei fondi di quest’ultimo, direttamente dallo Stato. Grazie a questo strumento, l’impresa ha quella tanto sospirata boccata d’ossigeno per far fronte alla scarsa liquidità del momento e la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie e costi aggiuntivi (costi di fidejussione o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo.
Per accelerare la crescita dimensionale delle imprese il decreto predispone un primo intervento fiscale per favorire la capitalizzazione delle aziende per crescere, consolidarsi e fare investimenti. Per accompagnare la crescita e l’internazionalizzazione verrà reintrodotto l’istituto per il commercio estero per sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l’estero.
Assieme a questi segnali, l’ottimismo, la creatività e lo spirito imprenditoriale possono aiutare le imprese e l’Italia a superare questo difficile momento ed evitare il fallimento dello Stato con conseguenze certamente peggiori rispetto all’inasprimento delle imposte emerse dall’ennesima manovra finanziaria 2011, per correggere e sorreggere la situazione economica del nostro Paese.