LA CONDIZIONE DELLA DONNA NELL’IMPRESA DI FAMIGLIA: Dott.ssa Convertino

novembre 16, 2011 by

DISTILLERIA NARDINI: una storia bicentenaria

novembre 15, 2011 by

Grapperia al Ponte by F. Zonta  

 

Fondata nel 1779 a Bassano del Grappa, Nardini ha saputo mantenere, nel corso degli anni, un ruolo di primo piano nel mercato nazionale legando in modo inscindibile il suo nome a quello della grappa.  Attualmente l’Azienda affronta una nuova fase di comunicazione orientata a divulgare, attraverso un linguaggio moderno, un mondo emotivo fatto di saperi antichi, tradizione e respiro internazionale. L’azienda rilegge infatti in chiave contemporanea i valori tipicamente italiani di autenticità, passione e straordinaria qualità proponendo una rinnovata immagine capace di coniugare fra loro tradizione e rinnovamento.

“Innovare nel segno della tradizione”, questo l’obiettivo di Nardini, da sempre leader nel mercato italiano delle grappe di qualità.  

Dottor Giuseppe Nardini, siete all’ottavo passaggio generazionale, una vera rarità nel panorama delle imprese di famiglia: come avete gestito questi passaggi? Quali le criticità?

Nella nostra storia bicentenaria, c’è stato un periodo molto lungo in cui le donne venivano liquidate per non allargare troppo la compagine sociale; negli ultimi decenni abbiamo aperto la possibilità di entrata in azienda anche a loro e, fino alla mia generazione non abbiamo mai avuto particolari problemi.

Negli ultimi anni però, essendosi allargata la compagine sociale alla nuova generazione, rappresentata da  quattro giovani, abbiamo valutato che soluzione adottare per gestire al meglio il prossimo passaggio generazionale. Dopo incontri e consulenze abbiamo deciso di adottare lo strumento dei Patti di Famiglia intesi come regole morali e vincolanti per tenere unito il capitale e organizzare l’ingresso dei futuri dirigenti. Qui abbiamo stabilito regole per le quote facendo in modo che rimangano sempre in mano alla famiglia e inserendo dei requisiti per chi vuole intraprendere la carriera direttiva e gestionale: la laurea, un’esperienza lavorativa in un’altra azienda e la conoscenza di una lingua straniera per garantire un minimo di competenza.

Nell’arco dei duecento anni di storia, i valori aziendali si sono dispersi?

No, anzi, con mio grande piacere ho constatato che nei giovani che lavorano con me si è molto accentuato il senso di responsabilità nei confronti dei valori che i nostri avi ci hanno tramandato.

Come avete fronteggiato la crisi? Avete mai pensato di aprire a capitali esteri o delocalizzare la produzione all’estero per crescere ?

Il periodo di crisi è stato affrontato con il continuo ammodernamento degli impianti per la produzione e distribuzione del prodotto e da un anno abbiamo deciso di sviluppare l’aspetto della comunicazione e di marketing. Sono sempre stato a favore di un’azienda ben capitalizzata ma possibilmente sempre con capitale proprio per mantenere più unito il nucelo familiare attorno all’azienda così come siamo contrari a prospettive di delocalizzazione anch perché il nostro prodotto è tipicamente italiano ed è bene che rimanga prodotto in Italia.

Foto a cura di G. Basilico e F. Zonta       www.nardini.it

 

 

WOMAN IN FAMILY BUSINESS

novembre 14, 2011 by

In the last years approximately 25% of the 35000 small business owners surveyed in USA are choosing their daughters over their sons to continue their family business. The reason is women are better qualified and have a great emphasis on communicationin the workplace. This trend will no doubt inspire future generation and could also lead the social and economics parity between men and women. For these reasons the European commission for the justice and some associations for family business are proposing codes of governance to introduce at least a woman in board of director or improve the process of selection in a managerial position to assure a presence of woman candidate. In a transition moment, family business needs a new driving force and woman can be an important actor of renewal if she will able to relate at best with two features of the founder of the firm: attachment and centralization of the power. Infact  in financial crisis some features of woman like emotional intelligence, fantasy to renew and flexibility are indispensables to keep the firms alive and improve the business often through the use of communication and marketing business orientations.

FAMILY BUSINESS SUCCESSION PLANNING

novembre 14, 2011 by

A good way to manage at best the intergeneration transition and avoid monetary losses is follow three levels to a business-succession plan: management, ownership and minimizing transfer taxes.

About management, if the business will rest in the hands of the next generation and key employees, the clients must take steps to trust on this new people. So, generally is very important a gradual transfer of roles and responsibilities to the successors. In this way they will have the time to grow into their new position and customers have got the possibility to know them and relyontheir professionalism.

Ownership is the second level and concern two aspects: the first one is how to treat all of the children equally and the second one is when to give up the control to the children receiving the business.

The last element is minimizing transfer taxes and is important overall for business owners with big estates. They can use sophisticated strategies with little or no gift wax such as installment sales to a trust, private annuities and self-cancelling installment notes. An instrument to help succession in this area is the life insurance. The business owner can also use this instrument as an estate equalizer for the inactive children in firm and can also provide the children receiving the business with necessary liquidity for them to pay estate taxes.

Once completed according to these steps, the succession plan will can provide stability and peace to business owner and key employees, personal satisfaction to family members and possible new opportunities to the business itself.

COLUSSI E GALBUSERA: due strategie di business differenti per la…colazione

novembre 14, 2011 by

Le famiglie Colussi e Galbusera, messe a confronto da Roberta Scagliarini sul Corriere Economia del 24 ottobre 2011, rivelano le loro differenti strategie nel mercato dei biscotti.

La prima ha un approccio globale per il futuro ed è aperta verso l’estero attraverso alleanze e fusioni. A detta di Angelo Colussi, un grosso limite delle imprese di famiglia risulta essere la mentalità chiusa, l’assenza di visione strategica e l’eccesso di individualismo, per cui le aziende italiane, invece di proporsi all’estero, rischiano sempre di più di diventare prede dei fondi di investimento stranieri.

Il gruppo Colussi, nel giro di pochi anni, si è trasformato attraverso acquisizioni, ha incrementato sempre di più le esportazioni eha come prospettiva futura la ricerca di alleanze a livello continentale per mantenere fede all’approccio di Colussi: “Non ci interessa solo il mercato italiano, ci interessa il mondo”.

L’azienda è passata attraverso una ristrutturazione proprietaria inquanto,dal 2000, è nelle mani di un solo ramo della famiglia sotto forma di un’accomandita che raccoglie il presidente e i tre figli maggiorenni che stanno entrando a far parte dell’azienda sia nel consiglio di amministrazione che in funzioni aziendali diverse.

Galbusera invece, ha un approccio molto più legato al mercato nazionale e, per quanto riguarda la proprietà dell’azienda, si identifica completamente con la famiglia Galbusera che ha già passato le quote aziendali dai fondatori Mario ed Enea ai quattro figli maschi di cui uno, deceduto prematuramente, ha lasciato in dote la sua quota alla moglie e i due figli:primi rappresentanti della quarta generazione.

Sono in programma investimenti per ridurre i costi di produzione, per migliorare i processi produttivi e preservare un risultato in linea con quello dell’anno precedente aumentando i listini prezzi. A livello manageriale i Galbusera sono alla ricerca di nuovi manager.

Le due famiglie, guidate dalla terza generazione, sono quindi in forte competizione nel mercato di nicchia dei biscotti con due strategie differenti: l’una orientata verso l’estero con alleanze e fusioni, l’altra radicata in Valtellina.

FAMILY BUY OUT: uno strumento in aiuto alla successione

novembre 14, 2011 by

L’impresa familiare ha degli innegabili punti di forza: la stabilità della proprietà, l’orizzonte temporale di lungo periodo della famiglia, la convergenza tra obiettivi della proprietà e del management. Durante il ciclo di vita di un’impresa familiare può accadere però che uno dei membri della famiglia decida di rilevarla sia per l’eventuale calo motivazionale nel progetto imprenditoriale da parte degli altri componenti, sia perché uno o più imprenditori familiari rilevino le partecipazioni azionarie di altri soci non più operativi. L’equilibrio familiare può essere messo quindi a dura prova specialmente in concomitanza con il passaggio generazionale che però, se gestito correttamente sarà occasione di crescita per l’azienda.

Per far si che rimangano immutati gli equilibri della proprietà all’interno della famiglia, sono diverse le soluzioni possibili: il patto di famiglia, il patto di impresa, il trust, il Family Buy out.

In caso in cui la successione preveda l’ingresso di soggetti terzi finanziatori esterni al nucleo familiare, la tecnica più usata è quella del Family Buy Out (FBO) che consente di acquisire attività o diritti facendo ricorso a capitale di debito e fornendo un sostegno finanziario e gestionale ai soci attivi.

I promotori dell’operazione sono i membri della famiglia che intendono proseguire l’attività imprenditoriale. Vengono infatti raccolti i capitali finanziari che si rendono necessari ad assicurare l’uscita dei soci non più interessati a partecipare alla gestione o non più disposti a permanere nella società in qualità di finanziatori. I promotori formano una NewCo, che ottiene i finanziamenti indebitandosi verso terzi nella misura in cui tali finanziamenti aggiunti al capitale proprio, le consentano di acquisire la totalità delle azioni o delle quote dell’azienda target. La NewCo è in grado quindi di liquidare i soci che vogliono uscire e, dopo l’acquisizione, si fonde per incorporazione con la società target  di cui le attività, che fanno ora parte della nuova società nata dalla fusione, fanno da garanzia a fronte del debito emesso. Come risultato, i soci familiari operativi detengono la maggioranza nella NewCo senza esborso di liquidità, mentre i soci familiari più anziani o meno coinvolti sono stati liquidati. Un family buy-out ben strutturato è in grado di dare continuità all’azienda familiare, anche quando parte della nuova generazione non è in grado di favorire una successione diretta alla stessa ed essere di grande aiuto al management in una fase delicata per gli equilibri proprietari e familiari.

Il Family Business: tra gestione, performance e la voce degli imprenditori di famiglia

ottobre 28, 2011 by
 
Martedì, 8 novembre 2011
 
Sala Consiglio
Camera di Commercio di Lodi
Lodi, via Haussmann, 11

Programma

Ore 17.00 – Saluti di benvenuto
Alessandro Zucchetti
Presidente Camera di Commercio di Lodi
Stefano Devecchi Bellini
Direttore Operativo CERIF
 
Ore 17.30 – Come migliorare la gestione finanziaria nell’impresa di famiglia durante il passaggio generazionale
Rossano Ruggeri e Renzo Bimbati
Argos S.p.A.
 
Ore 17.50 – La gestione e la valorizzazione del patrimonio
Edoardo Didero
 Amministratore Delegato ArtNetWorth
 
Ore 18.10 – Come aumentare il successo nella gestione delle Family Business
Professor Claudio Devecchi
Ordinario di Strategia e Politica Aziendale Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
 
Ore 18.30 – Testimonianze aziendali
L’Erbolario s.r.l. – Lodi
Mammone s.r.l. – Lodi
 
Ore 19.15 – Q. & A.
 
Ore 19.30 – Aperitivo

Il Private Equity: finalità, organizzazione e strumenti

ottobre 28, 2011 by

Lunedì, 7 novembre 2011

ore 9.00 – 13.30
Sala Convegni
Corso Europa, 11
Milano

Programma

coordinatore: Uberto Barigozzi

8.45 Registrazione dei partecipanti.
 
9.00 Saluto di benvenuto e introduzione
ai lavori.
Uberto Barigozzi
Commissione Banche, Intermediari Finanziari e
Assicurazioni
 
Il Private Equity come strumento di
evoluzione della Piccola Media
Impresa.
Professor Claudio Devecchi
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
 
Aspetti fiscali.
Francesco Nobili
Studio Legale e Tributario Biscozzi Nobili Milano
 
Aspetti regolamentari e
organizzativi: processo di
investimento, calcolo del NAV,
conflitti di interesse e responsabilità
del collegio sindacale.
Maria Alessandra Zunino De Pignier
Alezio.net Consulting s.r.l.
 
Aspetti organizzativi ed evolutivi
(direttiva sugli investimenti
alternativi – cosa ci aspetta nel
prossimo futuro).
Edoardo Guffanti
Commissione Banche, Intermediari Finanziari e
Assicurazioni ODCEC Milano
 
Chiusura dei lavori

LE POTENZIALITA’ DEL TRUST NEL PASSAGGIO GENERAZIONALE DELLE IMPRESE DI FAMIGLIA

ottobre 21, 2011 by

Giuseppe Violetta, TEP (Trust and Estate Practitioner), laurea in economia aziendale e Master in fiscalità internazionale. Ha lavorato presso lo studio legale e tributario associato a Deloitte in Milano e ha conseguito l’abilitazione alla professione di Dottore Commercialista. Ha proseguito operando diversi anni all’estero nella consulenza agli high net worth individuals. Dal 2009 è responsabile della trust company del Gruppo Argos. E’ socio dell’Associazione Il Trust In Italia.

Argos è un gruppo societario che si occupa di wealth administration, attraverso la società fiduciaria statica, il broker assicurativo nel Private Insurance, la trust company e la società di consulenza aziendale/ corporate finance. Per maggiori informazioni: www.argosgroup.it

IMPRESE DI FAMIGLIA: DESTINAZIONE SINGAPORE. Avvertenze e consigli per gli imprenditori di famiglia.

ottobre 4, 2011 by

L’Associazione CERIF ha intervistato il giornalista Giovanni Lombardo, per affrontare il processo di internazionalizzazione nelle imprese di famiglia.

Giovanni Lombardo vive da 9 anni e mezzo a Singapore ed è un professionista dinamico, orientato ai risultati, consulente con esperienza nella vendita & business development. Avendo viaggiato molto nel Mondo, si adatta velocemente alle sfumature culturali “locali” e gli attribuiscono un talento per la ricerca di soluzioni in un ambiente internazionale contemporaneo. Ha una natura amichevole, senza pretese e la capacità di parlare 8 lingue [Italiano, Greco moderno, Inglese, Bahasa, la lingua parlata da 300 milioni di persone in Indonesia, Francese, Spagnolo, Tedesco e Portoghese] e di scherzare in altre 5. Contribuisce saltuariamente come corrispondente da Singapore per programmi di radiodue, come Caterpillar, e partecipa al sito http://www.anordestdiche.com/cat/luoghi-e-incroci/rubriche-dal-mondo/singapore/descrivendo la parte del mondo dove si e’ stabilito.

Quali ritiene, in base alla Sua esperienza,  siano i limiti delle imprese italiane che si apprestano a espandersi sui mercati esteri, come Singapore ad esempio?

“In base alla mia personale esperienza con le ditte familiari italiane a Singapore ho individuato tre punti deboli della loro struttura che le condannano, di solito, a non riuscire a essere presenti su questo mercato, e su altri che fanno riferimento a questo mercato.

Un primo elemento che spesso non è sufficientemente presente, nel momento in cui un’impresa familiare italiana decide di esportare i suoi prodotti/servizi fuori dall’Europa, è l’informazione. Spesso gli Italiani mai usciti dall’Italia partono con la convinzione che in fondo in fondo tutto il mondo sia paese, e che quindi gli strumenti con i quali hanno avuto successo fino a un momento prima in Italia saranno gli stessi che porteranno il successo all’estero. 

Più di una volta ho sentito persone di una certa statura pronunciare delle frasi ex cathedra con la convinzione profonda di aver espresso un articolo di fede, mentre contro la realtà locale tali parole finivano solo per far sorridere.

Un paio di esempi: “Prendiamo l’elenco telefonico e andiamo a bussare porta per porta”; oppure: “Ci troviamo alle sette in hotel così alle otto siamo già in ufficio dai potenziali clienti”. Singapore non e’ un paesetto e la gente ha moltissimi impegni anche nei Paesi vicini.

Si sono mai immaginati, i titolari di queste imprese familiari che magari producono un oggetto straordinario, o forniscono dei servizi davvero unici, e illustrativi della creatività italiana che unisce gusto estetico a funzionalità, che in altri Paesi i modi di operare possano essere diversi?

In una città come Singapore esiste una rigida gerarchia nel lavoro per la quale ognuno è deputato solo al suo segmento e non osa interagire con il lavoro dei colleghi o peggio ancora, dei superiori. Quel gioielliere italiano, titolare di un’impresa di famiglia, che partisse con l’elenco telefonico e andasse a visitare anche cinque diverse gioiellerie per poter “parlare col titolare” pensa che il commercio qui sia organizzato in modo simile alla sua impresa, cioè in modo familiare. Invece di solito qui a Singapore c’è un grande gruppo dal nome relativamente generico che prova a controllare tutto il mercato nel suo insieme in un regime di monopolio, frazionandosi in un certo numero di società dedicate ciascuna al suo segmento di mercato per prezzo e per età del consumatore. Probabilmente in una settimana di lavoro costante il “nostro” gioielliere italiano arriverebbe a questa conclusione e, vicino al momento del suo ritorno in Italia, proverebbe a fissare un appuntamento con le persone responsabili degli acquisti del gruppo. Purtroppo in questo caso magari le persone responsabili non sono disponibili o non ci sono, perché’ hanno una fitta agenda stabilita già mesi prima. La lentezza dell’economia italiana non deve trarre in inganno gli Italiani e far loro credere che ovunque nel Mondo sia così. 

Si sono mai chiesti, i titolari d’impresa familiare, come fosse la struttura sociale di quel Paese che andavano visitando?

Il secondo punto debole è la scarsa o nulla conoscenza della lingua inglese e dei modi di pensare tipici nel capitalismo anglosassone che sono legati alla lingua. L’Italiano è farraginoso e barocco nei termini finanziari. L’inglese è semplice e descrittivo. Un’immobilizzazione in inglese è un asset. Questa differenza linguistica si riflette nell’operatività. L’Italiano ha paura della competizione e vive in un mercato saturo e asfittico; l’operatore di lingua inglese è abituato alla competizione e a un respiro internazionale. Poter parlare l’inglese non significa soltanto poter tradurre parola per parola, (il che non significa ancora saper parlare la lingua), ma poter pensare un concetto, oppure, poter trovare un concetto che linguisticamente si avvicini a quello che si vuole esprimere, e riuscire a trasmetterlo. 

Qui si rivela il terzo punto debole dell’imprenditore titolare di un’impresa familiare. 

Se io so fare, diciamo, una pompa molto specializzata che funzioni sott’acqua a una pressione particolare, non è detto che io la sappia anche vendere. Certo, conoscere i dettagli tecnici della pompa come venditore mi aiuta infinitamente nel venderla a chi ricerca esattamente un tale strumento, ma il semplice saper fare la pompa non mi da la conoscenza del modo di venderla. Ad esempio, paesi come la Malaysia o l’Indonesia possono caricare un’aliquota d’imposta altissima su una macchina costruita in Italia, mentre se la stessa macchina è smontata e le sue varie parti sono spedite in momenti diversi come pezzi di ricambio, la tassa è molto meno pesante. Che cosa serve in questo caso? Serve un punto di riferimento a Singapore che possa mandare le parti della macchina a un altro punto di riferimento in Malaysia o in Indonesia dove queste saranno assemblate di nuovo in modo efficiente.

Il terzo punto debole del titolare d’impresa familiare uscito dal mondo che conosce per provare a vendere i suoi prodotti/servizi fuori dall’Europa è la reticenza a delegare le operazioni che egli non sa fare da solo a operatori specializzati e a pagare per questo servizio. Spesso ho sentito i titolari d’imprese familiari dire a chi avevano incontrato in questa parte del mondo, quando veniva loro richiesto un giusto compenso per l’opera svolta di ricerca di mercato da farsi o già fatta: “Se si potrà perché le cose avranno veramente preso piede, saremo prontissimi a corrispondere un compenso”. Tuttavia spesso chi l’ha detto, 1. o non ha reso possibile che le cose prendessero piede non accettando le raccomandazioni del consulente oppure, 2. non essendo stato stabilito a priori alcun contratto, si è impossessato del suo lavoro escludendo il consulente dal godimento dei frutti del suo lavoro andando avanti per conto suo e spesso non a lungo, mancando il punto di riferimento qui. 

Probabilmente una conseguenza poco favorevole  di questa incapacità di delegare è che spesso il figlio del fondatore/titolare si ritiene investito per grazia divina della capacità di gestire, magari supportando queste sue credenze con studi fatti a livello universitario ma sulla carta, senza alcuna esperienza e conoscenza pratica.

Certi costumi italiani, come il Ferragosto, sono incomprensibili all’estero, dove esiste l’aria condizionata, il caldo non è quindi insopportabile e le ferie sono scaglionate per tutti attraverso tutto l’anno in modo da mantenere la produttività e il consumo stabili.

Esistono imprese che sono partite in modo familiare e che conservano la proprietà come familiare eppure, sono riuscite a evolversi con successo nel mondo contemporaneo. Mi viene da citare ad esempio Mastroberardino, il famoso nome della viticultura campana. Questi partì come impresa familiare, con intuizioni rivelatesi poi vincenti contro l’opinione prevalente, come ad esempio valorizzare i vitigni autoctoni in un momento, nel dopoguerra, quando tutti li estirpavano per far posto a varietà francesi, e crebbe solo assegnando compiti diversi a diversi professionisti: così chi coltivava le terre era una persona diversa da chi faceva il marketing che era ancora un’altra persona rispetto a chi faceva il vino. La famiglia ha mantenuto il suo ruolo, modernizzandosi”.

Giovanni Lombardo è a disposizione della Community CERIF per rispondere a quesiti e curiosità su Singapore e sul modo di fare business in questa città in cui vive da nove anni e mezzo.


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