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Testimonianza di R.Briccola (Parte I)

novembre 22, 2010

Lo scorso 11 Ottobre l’Università Cattolica di Milano in collaborazione con Cerif ha ospitato Roberto Briccola,Direttore Generale di Bric’s,che ha condiviso con gli studnti dell’ateneo la sua esperienza.

 punti trattati:

-fondazione e storia di Bric’s

-seconda generazione e passaggio generazionale

-Bric’s oggi

-l’entrata in azienda di R. Briccola (e degli altri componenti della famiglia)

-mission

-approcci che ogni fratello ha avuto verso l’azienda (rispettive vision aziendali)

Testimonianza di Michele Perini (Parte I)

novembre 16, 2010

Michele Perini,Presidente di Sagsa,lo scorso 12 Novembre ha portato la sua esperienza nelle Family Business in Università Cattolica di Milano.

E’ importante che imprenditori navigati condividano le loro esperienze,da qui,le future generazioni possono partire e non commettere gli stessi errori.

Di seguito troverete una breve scaletta dei punti trattati:

-come nasce un impresa familiare

-Expo

-assunzione del rischio come fattore caratterizzante delle FB

-rapporto famiglia-impresa e rispettivi interessi

-passaggio generazionale

-governance

Luxottica:passaggio generazionale

novembre 12, 2010

Il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, prepara la successione per garantire la stabilità del gruppo e tutelare nel contempo, tra gli eredi, i tre figli che oggi sono ancora minorenni. Sei figli, avuti in tre stagioni diverse della vita, ma trattati tutti alla pari: già oggi infatti Delfin, la società di diritto lussemburghese che controlla Luxottica con una quota del 67,7%, è divisa in parti uguali (16,38%) tra Claudio (53 anni), Marisa (52 anni) Paola (50), Leonardo Maria (15 anni), Luca (9) e Clemente (7 anni). I figli erediteranno un portafoglio che comprende anche il 27% di Fonciere des Regions, il 4,3% di MolMed, l’1,9% di Generali e poco meno dell’1% di Unicredit. Ma il gioiello è Luxottica, che anche nell’ultima semestrale ha registrato una crescita a due cifre di utile e fatturato. La successione passa per un riassetto di Delfin con la nascita della fondazione Delfin I, secondo quanto emerso da quesito sottoposto alla Consob per verificare un eventuale obbligo di opa, al quale la Commissione ha dato risposta negando che si profili l’ipotesi di lanciare un’offerta su Luxottica.

tratto da il Messaggero

Questa vicenda da l’idea di come non vada sottovalutata la succesione,il passaggio generazionale va pianificato per non farsi cogliere impreparati.
Cerif,centro di ricerca sulle imprese di famiglia,tratta in modo continuo le criticità del passaggio generazionale,in quanto uno dei suoi obiettivi è quello di far cultura su questo tema caldo,la cui pianificazione puntuale e nei tempi è essenziale per assicurare un passaggio di consegne di successo.
L’impegno di Cerif si concretizza nei progetti intrapresi,fra cui la Commissione Tecnica Permanente sul passaggio generazionale,e le pubblicazioni che compaiono continuamente sulle più importanti testate giornalistiche.
Il nostro centro di ricerca può vantare uno dei più grandi esperti italiani in materia, il Professor Claudio Devecchi, ordinario di Strategia e Politica Aziendale presso l’Università Cattolica di Milano.

E’ NECESSARIO IL SALTO DIMENSIONALE PER SOPRAVVIVERE

febbraio 5, 2010
 

Il rapporto Devecchi (Cerif-Cattolica): è necessario il salto dimensionale per sopravvivere

Nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi Una su due ha già reagito, cambia la governance: più spazio agli esterni

 

MILANO – Il maggiore problema delle imprese familiari italiane nel 2009? Il calo di fatturato e di redditività del loro settore di appartenenza. La risposta è meno banale di quanto possa apparire. Il dato, emerso da una ricerca dal Cerif (Centro ricerca sulle imprese di famiglia dell’Università Cattolica) innesca due problemi ancora più complessi: la scarsa redditività (segnalata dal 50% del campione) è sinonimo di futuro incerto e mette gli imprenditori davanti al dilemma di vendere l’azienda di famiglia. Ma il calo del giro d’affari rende anche meno appetibile l’impresa all’ingresso di nuovi soci. Il tutto crea un circolo vizioso che potrebbe portare all’avvitamento «mortale» per un numero considerevole di pmi.
Gli ingredienti per scampare a un’inesorabile parabola di declino sono abbastanza noti: innovazione, ricerca, sviluppo, internazionalizzazione delle imprese. Ma in quanti sono in grado di attuare simili contromisure? «In pochi – afferma Claudio Devecchi, amministratore unico di Cerif -. Infatti nelle imprese di famiglia italiane serve un salto di qualità soprattutto dimensionale: non è più tempo di nanismi. Un’impresa su due ne ha preso consapevolezza: per essere competitivi con le nazioni emergenti servono prodotti complessi e innovativi e per investire in ricerca e sviluppo servono capitali che le nostre piccole imprese, stremate dalla crisi, non hanno più».
Spesso però in passato l’innovazione delle pmi è rimasta sommersa e poco rintracciabile nei bilanci. Ecco perché, malgrado i pochi investimenti dichiarati, i marchi italiani sono spesso risultati tra i più innovativi. «Ma adesso il contesto è cambiato – osserva Devecchi – la ricerca ci dice che circola poco denaro e quindi in Italia si fa quasi esclusivamente innovazione di processo, per cercare di risparmiare costi di gestione. C’è poca innovazione di prodotto che serve a rilanciare la competitività. Ma per farlo servono realtà molto più grandi, frutto di accorpamenti, fusioni o svolte rivoluzionarie. Come fare? Magari trasformando un intero distretto in una spa composta da tutte le imprese che ne fanno parte. Sarebbe un colosso capace di competere su tutti i mercati del mondo».
Altra misura auspicata dagli imprenditori interpellati dal campione (il 48%) è quella di una minore pressione fiscale, magari ottenuta detassando gli utili investiti in ricerca e sviluppo. «In condizioni di economia normale si può accettare un forte prelievo fiscale, ma adesso risulta troppo alto. La detassazione degli utili sarebbe una buona misura ma a patto che gli imprenditori mettano definitivamente da parte una certa propensione all’evasione fiscale». Resta il nodo del passaggio generazionale. «Che però oggi è meno difficile che in passato – segnala Devecchi -. Anzi, sempre più spesso si registrano casi virtuosi di passaggio generazionale con le giovani leve che più dei padri hanno il coraggio di aprire il capitale all’ingresso di nuovi soci e puntare a quella crescita dimensionale che ormai è diventata lotta per la sopravvivenza».

Fonte “Il Corriere della sera” 02/02/2010

Isodoro Trovato


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